A rischio erosione le spiagge del sud-est Ipotesi numero chiuso a Mari Pintau
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su 27-05-2010 di 02:04 PM (446 Visite)
Da Quartu a Villasimius, litorali aggrediti dal cemento e spiagge-gioiello esposte all'erosione. Accesso limitato proposto anche per Porto sa Ruxi e Punta Molentis
di ANDREA PIRAS
C'era un tempo, neppure tanto lontano, che la sabbia del fondo del mare, finì dentro le sorbone e poi dentro le stive delle nevi. Risucchiata e destinata a diventare materiale di costruzione una volta ripulita dalla salsedine.
E c'era un tempo in cui il cemento iniziò a riempire le coste, occupare spazi un tempo occupati dai torrenti e dai fiumi che per secoli avevano trasferito dall'entroterra i preziosi sedimenti capaci di costruire le spiagge. Case e ancora case: dal Margine Rosso a Geremeas e a Torre delle Stelle. E poi ancora più a est, verso Villasimius e i suoi trenta chilometri di litorali tra i più belli d'Italia. Invadendo, non raramente, le dune. Quei “compendi sabbiosi” - per dirla con gli esperti - trasformati in territorio di conquista e che smisero, improvvisamente, di dialogare col mare. Con l'acqua e le onde. Decretando la fine di un equilibrio ambientale e aprendo la strada a quel fenomeno erosivo accelerato e artificiale e non più naturale.
LE EMERGENZE Quartu. Dalle parti di Is Mortorius, versante Capitana, l'onda accarezzava le spiagge candide. E magari le violentava. Oggi scarica la sua forza, quando s'ingrossa e s'infrange, sul cemento dei muri di recinzione delle ville in passato lontane dall'acqua. Sui garage e rimessaggi di barche che sempre più spesso s'allagano.
Anna Paola Loi, che di Quartu è assessore all'Ambiente, ammette che servirebbe un serio programma di tutela della costa. «Che non può certo essere lasciato - dice - nelle mani di un Comune». Di fatto, uno studio preciso e puntuale sullo stato di degrado costiero (in termini di erosione), a Quartu non è stato ancora predisposto. «Per onor del vero una prima indagine venne predisposta anni fa nell'ambito anche del programma Agenda 21 a cui seguirono solo dichiarazione di intenti.
Un lavoro successivo è stato sviluppato nell'elaborazione del Puc e del Piano idrogeologico, ma non si è entrati nel merito, in modo specifico, sul caso erosione. Sommariamente sono state individuate le aree maggiormente interessate dal fenomeno. In primo luogo quella di Capitana di Is Mortorius e di S'Oru e Mari».
I MALI Una cosa è certa. Sulla costa quartese i mali esistono. E se l'acqua oggi si sta riprendendo i suoi spazi, la colpa è solo di una gestione scellerata, messa in opera anche nel versante di Sinnai, Maracalagonis, Villasimius.
Così, se Mari Pintau denuncia l'impatto di una presenza di bagnanti in estate superiore al sopportabile (il Comune vorrebbe istituire il numero chiuso), anche Solanas sta dimostrando i suoi acciacchi. E problemi gravi iniziano a manifestarsi anche a Porto Sa Ruxi e Punta Molentis. «Sono aree delicate che non possono più sopportare troppi bagnanti. Per questo, se non da questa estate, dal 2011 sceglieremo il numero chiuso», dice il sindaco Tore Sanna. «Diverso il discorso di Campulongu, dove purtroppo si è costruito nel sistema dunale e oggi si vedono le conseguenze».
VERSO EST E su Capu Longu è stato predisposto uno studio (firmato dal professor Enrico Montaldo per il Dipartimento di Ingegneria del territorio a cui hanno collaborato il professor Andrea Saba e gli ingegneri Claudia Mannai e Clorinda Cortis) per la protezione dal rischio idraulico e ambientale. «Su Campu Longu si è notato un arretramento della linea di costa tra il 1968 ed il 1980 nella parte più a sud, probabilmente legato all'urbanizzazione e che ha compromesso il naturale afflusso di sedimenti. È preoccupante l'ulteriore intercettazione di trasporto solido operata dal nuovo sistema di regimentazione delle acque del Golf Club nei versanti più montani», è la tesi degli esperti.
06/04/2010 - L'Unione Sarda





